| La difesa del territorio, l’affermazione della propria supremazia nel Mediterraneo e la protezione degli interessi commerciali sono il tema costante della diplomazia genovese, che si muove in tutto il mondo conosciuto per il tramite di esponenti del ceto di governo, mercanti esperti e uomini d’arme. La forza militare che contraddistingue le vicende del periodo consolare (secolo XII) cede presto il passo alle trattative e agli accordi di pace e commercio, che prescindono da pregiudizi di razza o religione. Così, mentre si affida alla pietra (la lapide del Santo Sepolcro, le epigrafi di Porta Soprana) il mito dei genovesi difensori della fede cristiana, la realtà è segnata da accordi talvolta così arditi da dover essere passati sotto silenzio negli Annali e perfino nei Libri Iurium, ma indiscutibilmente vantaggiosi e – in quanto tali – puntualmente osservati e rinnovati. Gli interessi comuni del ceto dominante, la fama delle navi e delle macchine d’assedio, l’instabilità politica degli Stati del Mediterraneo portano Genova a tessere una rete di accordi di ampiezza impensabile per uno Stato così limitato nel territorio e di così recente costituzione. Promesse di protezione, patti di non aggressione, alleanze per l’intervento in armi sono lo sfondo variegato di un unico interesse ricorrente, la tutela e l’incremento del commercio. |
Presentiamo in questa sezione una selezione dei documenti di politica internazionale scritti utilizzando alfabeti non latini (arabo maiorchino, greco bizantino, turco ottomano, arabo marocchino).
Per chi volesse approfondire





