La Settimana Santa a Genova nel 1588 e 1589
Il primo Libro delle Cerimonie della Repubblica di Genova si apre con il racconto delle solennità che si svolsero nella Settimana Santa del 1588, permettendoci di scoprirne il rituale.
Il martedì santo, 12 aprile, il doge Daniele Vaccari si reca all’Ospedale di Pammatone per la cerimonia del Perdono, una particolare forma di indulgenza concessa per raccogliere offerte per gli ospedali cittadini. Il seguito del doge è composto da rappresentanti delle magistrature genovesi: membri del Senato (Governatori) e della Camera (Procuratori), cancellieri, l’ufficiale che porta la spada (Ensifero) e il Maestro delle Cerimonie, scortati da 50 guardie tedesche in uniforme.
Nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato santo il doge si reca, con il suo seguito, nelle chiese di Santa Maria delle Vigne, San Lorenzo e San Siro per partecipare al Giubileo straordinario proclamato da papa Sisto V nel 1585.
Il 17 aprile, domenica di Pasqua, il doge ascolta la Messa a Palazzo Ducale, quindi si reca in Cattedrale con un ampio seguito, di cui fanno parte anche i giudici dei Tribunali delle Rote civile e penale (Rotanti). Riceve la Comunione insieme con l’Ambasciatore spagnolo residente in città, che lo accompagna a Palazzo Ducale insieme con i magistrati, per poi prendere commiato dopo lo scambio degli auguri (“datogli le buone feste”). Nel dopo pranzo, il doge riceve in salotto, insieme con i due Senatori deputati ad assisterlo in ogni circostanza (Due di Palazzo o Residenti di Palazzo) le visite di auguri dei cittadini. La procedura per le visite non è ancora del tutto definita, dal momento che il Maestro delle Cerimonie annota il dubbio su quale debba essere il comportamento del doge durante i saluti: alzarsi in piedi o accennare solo a farlo, togliendosi però la berretta. Appare comunque opportuno che i visitatori si fermino solo lo stretto necessario, per lasciar posto a tutti.
I riti pasquali del 1589 subiscono invece modifiche a causa dell’attacco di gotta che colpisce il doge a un piede, impedendogli di camminare.
Sabato 25 marzo la cerimonia del perdono che si svolge al Ridotto degli Incurabili (Hospitaletto) vede comparire alla spicciolata i Senatori, che non vi si recano insieme, come al solito, ma “secondo gli accomodava”. Lo stesso accade il martedì santo, 28 marzo, quando la celebrazione si svolge all’Ospedale di Pammatone (Hospital Grande). I giorni successivi, i componenti del Senato e della Camera sono oberati di lavoro per la visita in città di Cristina di Lorena, regina nominale di Danimarca, e della granduchessa di Lorena, e partecipano poco ai riti religiosi. Il Maestro delle Cerimonie se ne duole, annotando che per il futuro sarà opportuno “mutar costume per salute dell’anima, et per dare buono essempio al popol in simil giornate di penitenza”. Il Maestro provvede a dare disposizioni in merito ai paramenti della Cattedrale, che dovranno essere di damasco cremisi, e all’uso dei baldacchini di broccato. Il 2 aprile, Domenica di Pasqua, il doge si reca in Cattedrale per la messa solenne con la toga (robbone) di velluto cremisi viola; per lui e per l’Ambasciatore spagnolo vengono preparate poltrone con cuscini di velluto rosso.
ASGe, Archivio Segreto, 474, cc. 1-2

c. 1r.
Indulgenza, et Giubilleo
Martedì della settimana santa 12 d’aprile alle II hore, il serenissimo signor Duce, accompagnato da dieci illustrissimi tra signori Governatori et Procuratori, tre cancellieri, Ensifero, Maestro di Cerimonie, con 50 thedeschi con cappe, andette a pigliare il perdono al Hospital Grande.
Il mercoledì seguente con la medema comitiva Sua Serenità andò alla chiesa di Santa Maria delle Vigne a pigliare il Giubilleo, che nostro signore papa Sisto mandò per tutta la Christianità, et poi se andette in bentresca nel Domo a sentir l’offitio, con buon numero di signori Senatori.
Il venerdì seguente per la medesima causa del Santissimo Giubilleo, Sua Serenità andette in San Lorenzo accompagnato da otto illustrissimi tra signori Governatori et Procuratori et con la medesima comitiva detta di sopra.
Il Sabbato santo sequente, et per il medesimo Giubilleo, che si messe alle sopradette Chiese, et in la Chiesa di san Siro per la terza, Sua Serenità accompagnato da 9 illustrissimi tra signori Governatori et signori Procuratori vi andette con la medema comitiva, et ordine sudetto, et quasi per tutto, la mattina alla medesima hora, se andette alli luoghi sudetti.

c. 1v.
In Domenica di Resurrettione
Domenica 17 d’aprile del 1588 che fu Pasqua di Resurrettione, Sua Serenità doppo sentito la Messa bassa in Palazzo, accompagnato da XI illustrissimi Senatori e due illustrissimi signori Procuratori con 60 thedeschi con alebarde, con gli signori Capitani della Militia civile, et signori Rotanti, et altri signori cittadini, cancellieri, Ensifero et Maestro di Cerimonie andette al Domo di San Laurentio, dove sopragionse l’illustrissimo signor Ambassatore Cattolico, et finita la communion del sacerdote, che cantò la messa, Sua Serenità et esso Signor Ambassatore se communicorono insieme, et poi quattro illustrissimi signori Governatori per volta, et conseguentemente gli due illustrissimi signori Procuratori et poi a quattro per volta gli signori Rotanti con altri ser---- di Sua Serenità et Maestro di Cerimonie. Et di ritorno gionti alle prime scali del Palazzo, il signor Ambassadore si licentiò, et così anco gli signori Procuratori se n’andorno, et gli illustrissimi signori Senatori accompagnorno Sua Serenità in prima sala, et datogli le buone feste, ciascuno se n’andette a casa sua.
Il doppo pranzo se andette alla predica con alcuni signori illustrissimi Senatori alla bertresca, la qual finita, et così il Vespero, si venne in salotto a ricevere sotto il baldacchino le visite, accompagnata Sua Serenità con XXII illustrissimi signori Senatori dell’uno et dell’altro Collegio, che gli sopragiunsero assai presto, et ivi se gli trattennero dalle 20 hore sonate fino alle XXIII inclusive, dove vennero gran quantità di cittadini et fu dal Maestro di Cerimonie notato, et così anco da qualche senatore, se Sua Serenità doveva levarsi sempre in piedi (come fece) quando da gentil’homini gli era fatto riverenza, et dato le buone feste, o se dovea levarsi solo, solo la berretta, con far segno di levarsi di seggia, et / c. 2r. altri, se tutti gli signori se dovevano levar su, et far come Sua Serenità o che Sua Serenità et gli due Signori di Casa, o quel che gli era più vicino dovevano solo levarsi come faceva Sua Serenità, senza però pigliarsi nessuna resolutione del solo modo, che se doveva tenere, facendo ciascuno come gli accommodava, et secondo gli amici loro, che gli venivano in moversi di sedia, o no. Tuttavia gli più concorrevano, che facendosi tal visite solo a Sua Serenità con gli due Signori di Casa, sia bene fermarsegli poco, non solo essi illustrissimi signori, ma anco gli cittadini per dar luoco a ciascuno, lasciando far tal complimenti solo a Sua Serenità et alli detti illustrissimi Signori di Casa, che se devono trovare in simil giornate di visite, et far solo un corso di carreghe, all’intorno di tutto il salotto, senza metterne dietro l’une all’altre.

c. 36v.
Perdono plenario all’Hospitaletto
Sabbato 25 di marzo che fu la festa della santissima Annuntiatione della Madonna, et che all’Hospitaletto vi era plenario perdono, dove il Serenissimo Senato in simil giornata solea andare colleggionatamente, per rispetto che Sua Serenità non si sentiva bene d’un piè da poter camminare, se deliberò, ch’essi illustrissimi Signori vi andassero da loro secondo gli accommodava, et se mancò di pigliar insiememente tal perdonanza.

c. 37r.
Perdon plenario all’Hospital Grande nel martedì Santo et quel che seguì in tutta la medesima settimana santa.
Martedì santo 28 di marzo del 89 che all’Hospital Grande si doveva collegiatamente per salute dell’anime, et per edification del popolo, andare à pigliare il detto perdono, ritrovandosi tuttavia Sua Serenità con mal di podagra nel piè, si lasciò di far tal pia opera insiememente et ciascun di essi illustrissimi signori vi andette come gli accommodò.
Il mercordì seguente, che se doveva andare in bentresca alli divini offitii, per le molte occupationi, che l’uno et l’altro Serenissimo Senato hebbero, in provedere, al ricevere, et alloggiare Madama et la signora Duchessa di Lorena, non pottero sentir detti offitii, nè tampoco si andette in Chiesa la mattina seguente del giovedì, come sarebbe stato conveniente per assistere alla cantata messa, et accompagnar processionalmente il Santissimo Sacramento al Sepolcro, come fanno tutti gli altri Principi Christiani, dove non obsti impedimento, ma se disse la bassa messa in Cappella, et poi con pochi illustrissimi signori se andette in bentresca. Et perciò se doverà per l’avvenire mutar costume per salute dell’anima, et per dare buono essempio al popol in simil giornate di penitenza, et al doppo desinare con Sua Serenità alli medesimi offitii in bentresca gli andorno solo 4 illustrissimi signori. La mattina del venerdì santo che se disse la predica al fare del giorno, trovandosi Sua Serenità non troppo bene, non andette alla predica, ma gli andorno in bentresca solo gli due illustrissimi di Casa, et un de Procuratori, et poi alla messa vi andò Sua Serenità con cinque altri tra illustrissimi signori Governatori et Procuratori et il medesimo seguì al doppo desinare alli offitii del matutino. La mattina del sabbato seguente, non volendo Sua Serenità con gli altri 6 illustrissimi signori che se trovorno a Palazzo messa bassa in Cappella, se andette / c. 37v. in bentresca a sentir gli offitii et messa grande, et poi date le buone feste se n’andorno a casa loro, et se ordinò dal Maestro di Cerimonie che se parasse la Chiesa di S. Lorenzo con damaschi, et baldacchini et vicino alla sera dell’istesso giorno, Sua Serenità con alcuni altri pochi signori se ne stette in Camera ricevendo da signori cittadini le buone feste.
Domenica seguente 2 di aprile del 89, che fu Pasqua di Resurrettione, trovandosi Sua Serenità accompagnato da 21 tra illustrissimi signori Governatori et Procuratori nel salotto avanti la sua camera vestito con robbon di velluto cremisi violato, se fece dir la messa bassa in Cappella, et poi venuto l’illustrissimo signor Ambassatore Cattolico per far compagnia al Serenissimo Senato se andette in chiesa di San Lorenzo, che di damaschi cremisi et baldacchini di borcato detto con carrega di simil borcato, et cossini per Sua Serenità et carrega di velluto rosso, et cossini simili per detto signor Ambasciatore con la solita guardia di thedeschi, capitani della Militia et altri officiali, et se incominciò la messa grande, et se diede a Sua Serenità a basar lo Evangelio da un canonico et così la pace et incenso, et poi fatta la communione l’Arciprete, che cantò la messa, senza moversi Sua Serenità dalla sua sedia, nè altro senatore per la santissima Communione, se disse dall’Accolito il Confiteor per tutti gli communicanti, con l'absolutione, et poi Sua Serenità et esso signor Ambasciatore, soli col Maestro di Cerimonie avanti, se andettero a ingenocchiare dinanzi l’altare per ricever detta Santissima Communione, et subsequentemente a due per volta gli altri illustrissimi signori Governatori et signori Procuratori secondo la loro età, et gli Rotanti a tre, et quattro, secondo erano, et in ultimo esso Maestro di Cerimonie et Ensifero, et poi finita la Messa se ne tornorno a Palazzo, licentiando esso signor Ambasciatore et signori Procuratori alli 7 scalini, et gli altri illustrissimi signori Governatori all’anti sala.
Ultimo aggiornamento: 04/06/2026

