Per celebrare la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, l’Archivio di Stato di Genova propone al pubblico tre documenti, che tracciano altrettanti ritratti di donne che vivono nella società genovese in epoche diverse.
Giovannina Pammoleo, moglie di un notaio residente da due anni in Crimea, è una delle tante donne genovesi del ceto mercantile e artigiano che assumono su di sé il peso della famiglia nell’attesa del ritorno del marito. La sua lettera, datata 1347, precede di poco l’arrivo in Occidente della terribile peste nera, la pandemia che provocherà milioni di morti, uccidendo un terzo della popolazione europea.
Costanza Doria, figlia di Andrea II Doria principe di Melfi, ha quindici anni quando sposa, nel 1626, il cugino Giovanni Andrea I Del Carretto, figlio di Carlo duca di Tursi. Due anni più tardi, vedova e madre di un bimbo, è destinata a diventare signora di Tursi e capo della sua casata. Nel suo testamento del 1675 ci lascia una preziosa testimonianza autobiografica delle responsabilità che ha saputo affrontare fin da giovanissima, seguendo l’esempio degli antenati e sempre nell’interesse della sua casata. La forma da lei scelta è quella del testamento segreto, scritto dal suo segretario personale, validato dalla propria firma autografa e chiuso con sigilli di ceralacca, che il notaio aprirà solo dopo la sua morte.
Emilia Belviso è una straordinaria combattente per la libertà contro il nazifascismo, che svolge attività in Francia, diventa la voce di radio Barcellona con lo pseudonimo di Berrettina Spekerin, quindi opera per la Resistenza a Genova, in qualità di segretaria particolare prima del vicecomandante militare del CNL della Liguria, Raffaele Pieragostini, poi del suo successore Carlo Farini. Nella richiesta che invia alla Commissione di accertamento, per vedersi riconosciuto il titolo di Partigiana d’Italia, fa ben comprendere quanto fossero delicate e rischiose le incombenze svolte dalle donne nell’ambito della lotta per la Liberazione.
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